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“Ferragosto in carcere 2010″ a Cosenza
Per il secondo anno consecutivo ho aderito all’iniziativa “Ferragosto in Carcere 2010″ promossa dai Radicali Italiani e rivolta ai parlamentari, ai consiglieri regionali di tutti gli schieramenti politici ed ai rappresentanti delle più alte cariche dello Stato che nei giorni 13-14-15-16 agosto sono stati invitati a visitare le case circondariali con lo scopo di fare una ricognizione approfondita sulla difficilissima situazione degli istituiti di pena.
Sabato 14 agosto alle ore 11,00 insieme a Doris Lo Moro faremo visita alla Casa Circondariale di Cosenza
A seguire”Conferenza Stampa”
Leggi il comunicato stampa: 13_8_10 CARCERI_ DOMANI VISITA DEPUTATE PD LO MORO E ROSSOMANDO A COSENZA
Giornata della Memoria alla Camera dei Deputati: Elie Wiesel alla celebrazione in Aula
Inaugurazione della mostra “Auschwitz-Birkenau”
La Camera dei deputati, a dieci anni dall’entrata in vigore della legge che ha istituito il Giorno della Memoria per ricordare la Shoah, ha celebrato l’evento, il 27 gennaio, alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell’Aula di Montecitorio. Alla celebrazione, che è stata aperta dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini, è intervenuto il Premio Nobel per la Pace, Elie Wiesel.
Prima della cerimonia in Aula, Wiesel, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, hanno inaugurato, nella Sala dei Busti, la mostra “Auschwitz-Birkenau, 65° Anniversario della Liberazione, 27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2010”.
La mostra sarà aperta al pubblico dal 27 gennaio al 26 febbraio, con ingresso gratuito da Piazza Montecitorio, da lunedì a venerdì dalle 10 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 14; il 27 gennaio dalle 14 alle 19.
Attraverso documenti, fotografie e lettere inedite, oggetti provenienti dai ghetti e dal campo di Auschwitz-Birkenau, testimonianze scritte e figurate e filmati, la mostra intende offrire al pubblico la possibilità di conoscere quanto vissuto da milioni di persone prima, durante e dopo il loro internamento nel campo di sterminio.
CAMERA: APPROVATE LE DISPOSIZIONI CORRETTIVE AL DECRETO ANTICRISI
La Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge, già approvato dal Senato, di conversione del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009 (C2714). (2 ottobre 2009).
Per leggere il mio Intervento in Aula sull’Esame degli articoli clicca qui (29 settembre 09):
Per leggere il mio Intervento in Aula sull’Esame degli Ordini del giorno clicca qui (01 ottobre 2009):
Corriere.it: IL DISCORSO DEL PRESIDENTE OBAMA AL CAIRO
«È il momento di un nuovo inizio
Come dice il Corano, Dio ci guarda»
«Il “sogno americano” è vivo anche per i sette milioni di musulmani che vivono nel nostro Paese»
Sono onorato di trovarmi nell’antichissima città del Cairo, ospite di due illustri istituzioni. Da un millennio Al-Azhar rappresenta un faro di cultura islamica e da oltre un secolo l’università del Cairo è fonte e stimolo di progresso per l’intero Egitto. Insieme, queste due istituzioni incarnano un sodalizio tra sviluppo e tradizione. Vi ringrazio della vostra ospitalità, e dell’accoglienza del popolo egiziano. Sono inoltre fiero di portare con me la buona volontà del popolo americano e un saluto di pace da parte delle comunità musulmane del mio paese: Assalaamu alaykum! («Che la pace sia con voi», ndr).
Il nostro incontro avviene in un periodo di tensione tra gli Stati Uniti e i musulmani del mondo intero, una tensione generata da forze storiche che travalicano l’attuale dibattito politico. Le relazioni tra Islam e Occidente si basano su secoli di coesistenza e cooperazione, ma anche su conflitti e guerre di religione. In tempi recenti, le tensioni sono state attizzate dal colonialismo, che negava diritti legittimi e opportunità a molti musulmani, e dalla Guerra fredda, nel corso della quale i Paesi a maggioranza musulmana troppo spesso sono stati trattati come semplici pedine, senza tener conto delle loro aspirazioni. Inoltre, i cambiamenti profondi avviati dalla modernizzazione e dalla globalizzazione hanno spinto non pochi musulmani a vedere nell’Occidente un nemico delle tradizioni dell’Islam. La violenza estremista ha sfruttato queste tensioni all’interno di piccole ma potenti minoranze musulmane. Gli attacchi dell’11 settembre del 2001, e le ripetute azioni sanguinose di questi estremisti contro la popolazione civile, hanno spinto una parte del mio paese a considerare l’Islam come inesorabilmente ostile non solo all’America e ai paesi occidentali, ma anche ai diritti umani. Di qui sono scaturite nuove paure e diffidenze.
Fintanto che i nostri rapporti saranno fondati su divergenze, daremo mano libera a coloro che vogliono seminare odio, anziché pace. (…) Sono venuto qui da voi per gettare le basi di un nuovo inizio tra gli Stati Uniti e i musulmani di tutto il mondo; un nuovo rapporto fondato sul reciproco rispetto e su interessi comuni; e basato su questa verità, che l’America e l’Islam non si escludono a vicenda e non sono in competizione. Anzi, i nostri paesi hanno in comune molti principi, i principi della giustizia e del progresso, della tolleranza e della dignità di tutti gli esseri umani. Voglio affermare questa verità, pur sapendo che i cambiamenti non avvengono dall’oggi al domani(…) Occorre fare uno sforzo sostenuto per ascoltarci a vicenda; per imparare gli uni dagli altri; per rispettarci e cercare un terreno d’intesa. Come dice il Corano «Dio ti guarda, di’ sempre la verità». Sono cristiano, ma mio padre veniva da una famiglia kenyota che vanta generazioni di musulmani. Da bambino, negli anni passati in Indonesia, ascoltavo l’invocazione dell’azaan all’alba e al tramonto. Da giovane, ho lavorato nelle comunità di Chicago dove molti avevano trovato pace e dignità nella fede islamica. Lo studio della storia mi ha insegnato quanto è grande il debito della nostra civiltà verso l’Islam (…)
Ho conosciuto l’Islam in tre continenti prima di metter piede nella regione che ne è stata la culla. E l’esperienza mi dice che la collaborazione tra l’America e l’Islam dovrà essere impostata su quello che l’Islam è, non su quello che non è. Sarà mia responsabilità, quale presidente degli Stati Uniti, combattere gli stereotipi negativi dell’Islam dovunque essi si manifestino. Lo stesso principio, tuttavia, dovrà ispirare la percezione dell’America tra i musulmani. Proprio come i musulmani mal si attagliano a un vile stereotipo, l’America non incarna il vile stereotipo di un impero egoista (…) Ha fatto molto discutere il fatto che un afro-americano, di nome Barack Hussein Obama, sia stato eletto presidente. Ma la mia storia personale non è poi così eccezionale. Se il sogno americano non si è avverato per tutti in America, quella promessa esiste sempre per coloro che approdano ai nostri lidi, compresi i quasi sette milioni di musulmani americani che oggi vivono nel nostro Paese e possono vantare un reddito e un’istruzione superiori alla media. Inoltre, la libertà in America è inscindibile dalla libertà di praticare la propria fede religiosa.
Per questo motivo c’è una moschea in ogni stato della nostra Unione, per un totale di oltre 1.200 luoghi di culto musulmani. E il governo americano è arrivato fino alla Corte Suprema per proteggere i diritti di donne e ragazze che vogliono portare l’hijab, condannando coloro che vorrebbero negarlo. Infine, è venuto il momento di spazzar via ogni dubbio: l’Islam fa parte dell’America. Animato da questo spirito, desidero perciò esprimermi con semplicità e chiarezza su specifiche questioni che dovremo finalmente affrontare insieme. Il primo argomento è la violenza estremista in tutte le sue forme. Ad Ankara ho ribadito che l’America non è — e non sarà mai — in guerra con l’Islam. Siamo pronti tuttavia a combattere senza mezzi termini gli estremisti che mettono a repentaglio la nostra sicurezza. Perché anche noi respingiamo quello che tutte le religioni respingono: l’uccisione di uomini, donne e bambini innocenti. E il mio primo dovere, come Presidente, è proteggere il popolo americano.
La situazione in Afghanistan dimostra quali sono gli obiettivi dell’America e la necessità di lavorare assieme. Più di sette anni fa, gli Stati Uniti sono intervenuti contro Al Qaeda e i Talebani con un forte appoggio internazionale. Non siamo andati in Afghanistan per nostra scelta, ma per necessità. So bene che alcuni mettono in dubbio o addirittura giustificano gli eventi dell’11 settembre. Ma lo ripeto con fermezza: quel giorno Al Qaeda ha ucciso quasi tremilapersone. Nonvoglioesserefrainteso: non abbiamo alcuna intenzione di mantenere le nostre truppe in Afghanistan. Non vogliamo insediare basi militari. L’America vive nell’angoscia di veder cadere i suoi ragazzi. (…) Saremmo felicissimi di riportare a casa tutti i nostri soldati se fossimo certi che in Afghanistan e in Pakistan non ci sono più estremisti decisi a sterminare quanti più americani possibile. Ma le cose non stanno ancora così. È per questo motivo che siamo affiancati da una coalizione di 46 Paesi. E malgrado gli ingenti costi, l’impegno americano non verrà meno.
Vorrei toccare anche il tema dell’Iraq. A differenza dell’Afghanistan, la guerra in Iraq è stata una scelta che ha scatenato fortissime polemiche nel mio Paese e in tutto il mondo. Sebbene sia convinto che, tutto sommato, gli iracheni non rimpiangono affatto la tirannia di Saddam Hussein, credo tuttavia che gli eventi in Iraq abbiano fatto capire all’America che per risolvere i nostri problemi occorre rivolgersi alla diplomazia e costruire il consenso internazionale laddove possibile (…) Ho esplicitamente proibito l’uso della tortura negli Stati Uniti e ordinato la chiusura della prigione di Guantánamo nei primi mesi del prossimo anno. (…) La seconda, importante causa di tensione da discutere è la situazione tra israeliani, palestinesi e il mondo arabo. I forti legami che uniscono l’America e Israele sono ben noti. È un nodo indissolubile, fondato su vincoli storici e culturali e sulla consapevolezza che l’aspirazione a una patria ebraica affonda le radici in eventi tragici e incontestabili. Il popolo ebraico è stato perseguitato per secoli in tutto il mondo e in Europa l’antisemitismo è sfociato in un Olocausto senza precedenti.
Sei milioni di ebrei sono stati sterminati, più dell’intera popolazione di Israele ai nostri giorni. Negare questi fatti è un atto di viltà, di ignoranza e di odio. D’altro canto, è innegabile che il popolo palestinese — cristiani e musulmani — abbia sofferto a sua volta alla ricerca di una patria. Da più di sessant’anni non conosce la tutela di uno Stato. I palestinesi sono soggetti a umiliazioni quotidiane — grandi e piccole — che derivano dall’occupazione. Lo ribadisco con forza: la situazione del popolo palestinese è intollerabile. L’America non volterà le spalle davanti alle legittime aspirazioni dei palestinesi di vivere dignitosamente in uno Stato proprio. L’unica soluzione è quella di far convergere le aspirazioni di entrambi i popoli con la creazione di due Stati, in cui israeliani e palestinesi vivranno in pace e sicurezza.(…) La terza causa di tensione è il nostro comune interesse per i diritti e le responsabilità delle nazioni per quel che riguarda gli armamenti nucleari, che tante divergenze ha sollevato tra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica dell’Iran. Tutti i Paesi – anche l’Iran – hanno il diritto di accedere all’energia nucleare a scopo pacifico, se accettano le proprie responsabilità sotto il trattato di Non proliferazione nucleare.
Il quarto argomento che intendo affrontare riguarda la democrazia. Negli ultimi anni, non poche controversie hanno circondato il concetto di diffusione della democrazia, specie a proposito della guerra in Iraq. In questa sede pertanto vorrei ribadire che nessuna nazione può permettersi di imporre a un’altra un qualsivoglia sistema di governo. L’America è pronta ad ascoltare tutte le voci pacifiche e rispettose della legalità che vogliono farsi sentire nel mondo, anche se siamo in disaccordo. E noi accogliamo tutti i governi pacifici ed eletti dal popolo, purché siano rispettosi dei loro cittadini. Il quinto tema da affrontare insieme è la liberà di religione. La libertà di religione è un concetto fondamentale per garantire la convivenza pacifica dei popoli e dovremo fare molta attenzione nel tutelarla.
Il sesto argomento riguarda i diritti delle donne. Respingo quanto si sostiene talvolta in Occidente, che la donna che decide di coprirsi il capo si consideri in un certo senso inferiore. Sono fermamente convinto, invece, che negare l’istruzione alle donne significa negar loro il diritto all’uguaglianza. Non è una coincidenza che i Paesi dove le donne godono di elevati livelli di istruzione hanno maggiori possibilità di sviluppo. (..) Questo è il mondo che vogliamo, ma potremo realizzarlo soltanto con l’impegno di tutti. Sta a noi decidere, ma solo se avremo il coraggio di impostare un nuovo inizio, tenendo a mente le Scritture. Dice il Corano: «Umanità, ti abbiamo creato maschio e femmina e moltiplicato in nazioni e tribù per farvi conoscere». Dice il Talmud: «La Torah intera ha lo scopo di promuovere la pace ». Dice la Bibbia: «Beati i costruttori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio». I popoli del mondo sanno vivere assieme pacificamente. Sappiamo che è questa la volontà di Dio. E questo sarà il nostro compito sulla Terra. Grazie, e che la pace del Signore sia con voi.
Barak Obama
(traduzione di Rita Baldassarre)
05 giugno 2009
Manifestazione lavoratori gruppo Fiat: il Pd era presente (16 maggio 09)
Paolo Ferrero deve essere male informato quando dichiara al ‘Corriere della Sera’ che alla manifestazione dei lavoratori del Gruppo Fiat mancava “solo il PD”.
Il PD era presente: rappresentato dal Responsabile nazionale lavoro On. Cesare Damiano, dal Segretario regionale del Piemonte Gianfranco Morgando, dal Vicesegretario regionale On. Anna Rossomando e da numerosi parlamentari e consiglieri regionali.
Evidentemente non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Il PD del Piemonte in questi ultimi mesi ha organizzato varie iniziative sulla problematica dell’industria automobilistica, non mancando mai di prestare attenzione alle questioni relative alla produzione e all’occupazione a Mirafiori e nell’indotto.
Naturale, dunque, per il nostro partito essere a fianco dei lavoratori Fiat, così come qualche settimana fa siamo stati a fianco dei lavoratori del Gruppo Indesit.
Forse Paolo Ferrero meglio farebbe a prestare attenzione alle contraddizioni della sinistra, piuttosto che avventurarsi in polemiche con il PD, questa volta davvero sconfessate dai fatti.
On. Cesare DAMIANO Responsabile nazionale lavoro PD, Gianfranco MORGANDO Segretario PD Piemonte, On. Anna ROSSOMANDO Vicesegretario PD Piemonte
Incontro su DDL “Sicurezza”
DDL SICUREZZA
del Partito Democratico
Venerdì 15 maggio 2009, dalle ore 18.30, presso la sede regionale del Partito Democratico del Piemonte (Via San Francesco d’Assisi, 35), in occasione del voto su uno dei provvedimenti più delicati e importanti per la democrazia del nostro Paese, il DDL Sicurezza, l’On. Anna ROSSOMANDO e il Sen. Pietro MARCENARO organizzano un incontro tra i Parlamentari del Partito Democratico con Siulp, Silp Cgil, Ufficio Immigrati CGIL, CISL e UIL, Emergency, Arci, Acli, Soomaaliya, Gruppo Abele, Terra del Fuoco, CIC, Acmos, Alma Terra, Fratia, Liberitutti, Giuristi Democratici, Asgi, Consiglieri e Amministratori regionali, provinciali e comunali e altri rappresentanti del mondo associativo.
DDL ‘Sicurezza’: illustrazione Odg in Aula su “Reato di ingresso irregolare nello Stato”
su “Reato di ingresso irregolare nello Stato”
Fiducia DDL “Sicurezza”
Mercoledì 13 maggio 2009
Anna ROSSOMANDO
ANNA ROSSOMANDO. Signor Presidente, l’ordine del giorno attiene al reato di ingresso irregolare nello Stato. Avevamo iniziato, alcuni anni fa, anche con la legge Turco-Napolitano, ad interrogarci e ad emanare provvedimenti per contrastare l’immigrazione clandestina e il fenomeno della clandestinità. Molta strada è stata fatta, ma oggi siamo completamente fuori strada.
Quello che vorrei dire, soprattutto ai colleghi della Lega, è ribadire quello che abbiamo già detto più volte. Qui si introduce un reato che, oltre ad essere assolutamente fuori da ogni logica giuridica (si sanziona uno status e non una condotta), punisce innanzitutto chi è già entrato nel territorio dello Stato e anche chi, essendo entrato regolarmente, ha visto scadere il proprio permesso. Viene prevista una pena pecuniaria, quindi l’efficacia dissuasiva è assolutamente pari allo zero. Quali sono, invece, gli altri effetti che abbiamo cercato di rappresentarvi più volte? Che un grande numero di persone viene sospinto in modo irreversibile nell’area dei non visibili, non parteciperanno più al tessuto sociale e civile soltanto perché irregolari, non potranno usufruire di strutture sanitarie, non potranno usufruire delle strutture di istruzione e non potranno riconoscere i figli.
Non è assolutamente vero, come alcuni di voi hanno ancora oggi detto ai giornali, che con la disciplina del referto e con l’abolizione di un’altra parte obbrobriosa della normativa invece si potrà ricorrere tranquillamente alle strutture sanitarie. Vorrei ricordare al collega Pecorella, oggi non in Aula, che il referto certamente non viene redatto se una persona si fa visitare perché sospetta di tubercolosi.
Insomma, moltissime persone verranno spinte in quella zona grigia incontrollabile che è il primo terreno fertile per l’insicurezza, per l’illegalità e per la criminalità. Tutti sappiamo che ogni qual volta una persona incontra strutture e istituzioni e ne viene coinvolta si produce sicurezza, e questo è l’abc della sicurezza.
In pratica, qual è l’effetto di questa norma? Un aumento dell’illegalità e, nel nome di una visione, che veramente mi sembra fumettistica, della realtà, voi scardinate un intero sistema di diritti. Nessuna efficacia pratica sul piano del contrasto all’illegalità e alla criminalità, e paghiamo al vostro spot elettorale lo scardinamento del sistema dei diritti.
Vi saranno gravi conseguenze sul piano concreto. Avete usato spesso l’espressione «la nostra gente». Ma chi è questa nostra gente? L’espressione «la nostra gente» non ve la lasciamo. La nostra gente per noi è tutta quella gente che partecipa a un sistema di valori, di regole e di diritti. La nostra gente è quel bambino filippino che ho visto qualche giorno fa scendere da un’auto per recarsi a scuola che, con il tipico gesto che fanno i ragazzi, ha messo una mano intorno alla spalla del compagno di scuola, figlio di cittadini italiani, e si è avviato verso la classe.
La nostra gente sono quei lavoratori stranieri che ho visto sfilare il Primo Maggio pienamente coinvolti nella vita democratica e partecipi. La nostra gente sono anche tutti quei lavoratori, padani o non padani, che prenderanno mezzi pubblici e che forse rischieranno qualche malattia per qualche cittadino extracomunitario che non è riuscito a ricorrere alle strutture sanitarie (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Per vedere il video del mio intervento clicca qui:
http://video.camera.it/video.aspx?id=203689
Per leggere l’odg clicca qui:
Oggi su LA STAMPA di Torino: “Usura, la nuova legge deve tener conto della denuncia Fiom”. La preoccupazione della politica e delle categorie produttive
Su «La Stampa» di ieri la denuncia della Fiom, che ha aperto uno sportello contro l’usura: un operaio ogni giorno finisce nelle mani dei cravattari.
Cento richieste d’aiuto in appena due mesi.
ALESSANDRO MONDO
(venerdì 8 maggio 2009) Allarme usura. Il giorno dopo la denuncia della Fiom, che tramite il suo sportello ha registrato cento richieste di aiuto in due mesi da parte di operai in forte difficoltà economica, l’argomento torna prepotentemente di attualità.
La prima presa di posizione è di Anna Rossomando, vice-segretario regionale del Pd e membro della Commissione Giustizia della Camera, che sollecita tutti ad alzare il livello di attenzione: cominciando da Parlamento e Governo. «Il tema del sovra-indebitamento è all’attenzione della Commissione Giustizia della Camera, dove è appena giunta la proposta di legge in materia di usura ed estorsione già approvata all’unanimità in Senato, grazie anche al voto del Pd – interviene Rossomando -. Il testo è all’esame della Commissione. Non solo: abbiamo chiesto l’audizione dei rappresentanti delle realtà più colpite e ulteriori documenti e dati per arrivare ad un testo definitivo il più efficace possibile». In quest’ottica, aggiunge, verrà recepita anche la denuncia del sindacato».
Sulla piaga dell’usura, esasperata dalla recessione, interviene anche il senatore Enzo Ghigo, coordinatore regionale del Pdl. Con una premessa: «Per contrastare quello che, ricordiamolo, è un reato da denunciare, non devono esistere steccati ideologici». Ghigo sottolinea il caso piemontese – «Il Piemonte è già molto attivo, voglio citare l’apposito osservatorio creato dal Consiglio regionale» – e apre al confronto con i parlamentari di tutte le forze politiche.
Sul fronte delle categorie imprenditoriali, commerciali e artigiane prevale un misto di prudenza e inquietudine: alcuni, come il presidente della camera di commercio Alessandro Barberis, invitano a non utilizzare la crisi economica come unica ed automatica chiave di lettura di un fenomeno latente, mai tramontato; altri, pur in assenza di segnalazioni evidenti, temono che il peggio debba ancora arrivare. La sensazione è quella di un argomento di cui si parla malvolentieri, quasi si trattasse di un fantasma da evocare il meno possibile.
Stando a Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino, il problema numero uno è l’interpretazione di un fenomeno che può rispondere a una miriade di cause: «Ad oggi non abbiamo ricevuto segnali di particolare preoccupazione. Il rischio c’è sempre, è ovvio, ma guai a generalizzare: in linea di massima, mi sento di dire che le famiglie. meno smaliziate e con meno risorse, sono più esposte rispetto alle imprese. Prima di finire nelle mani dei cravattari l’imprenditore svuota il capitale dell’azienda, poi intacca quello personale e soltanto allora getta la spugna».
Ascom Torino, come Confesercenti ed Epat, ha attivato da anni un fondo per prevenire il fenomeno e dare una mano a chi già lo vive sulla propria pelle. Anche se, nel caso degli imprenditori, il primo spartiacque è la disponibilità di linee di credito da parte delle banche. «E’ un cane che si morde la coda – spiega Carlo Nebiolo, presidente Epat -. In questa fase servirebbe più credito ma la diminuzione del volume d’affari da parte di molti imprenditori spinge le banche alla prudenza. Usura? Almeno per ora non abbiamo ricevuto segnalazioni. Ma non dimentichiamo che la discrezione del singolo, figlia della vergogna, gioca la sua parte».
Confartigianato non si sbilancia più di tanto. L’associazione di categoria non ha un fondo anti-usura in senso stretto ma si affida ad una «cooperativa di garanzia» con il compito di finanziare le aziende in difficoltà garantendo i debiti verso le banche. «Nel nostro comparto mancano dati certi sul fenomeno dell’usura – commenta Dino De Santis, vicepresidente Confartigianato -, probabilmente il fenomeno non è ancora evidente. Molto dipende da cosa accadrà d’ora in poi. Se permarrà la recessione, unita alla stretta creditizia delle banche, non ci sentiamo di escludere nulla».








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