Archivi giornalieri: 1 febbraio 2016

Saranno le donne a sconfiggere l’Isis (Anna Rossomando su huffingtonpost 1.2.16)

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Saranno le donne a sconfiggere l’Isis

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INTERGRUPPO DAESH

Saranno le donne a sconfiggere l’Isis? Detta così sembra un’affermazione sopra le righe, ma è proprio dalle donne – quelle che hanno subito nella loro vita di madri prove dolorose legate all’arruolamento di loro figli nel Daesh – che è venuta una reazione forte alla violenza del sedicente Stato islamico. Madri ferite ma coraggiose come Saliha Ben-Ali o Christiane Boudreau, che dopo essere state colpite negli affetti più cari si sono spese per dare ad altre famiglie ciò che loro non hanno avuto, ovvero assistenza di fronte alla improvvisa radicalizzazione dei loro figli – sembra incredibile, ma da quando i giovani vengono convinti ad aderire all’ideologia di Daesh a quando diventano foreign fighters passano in una buona parte di casi poche settimane.Proprio Huffington Post ha ospitato un grande reportage con le loro storie, e il 29 gennaio quelle madri erano a Roma, alla Camera dei deputati, per raccontarle.

Storie che non parlano solo dello sgomento – che, certo, c’è stato – quando hanno capito che il loro figlio rinnegava la sua famiglia di origine per congiungersi a Daesh, ma anche delle iniziative cui hanno poi dato vita nei rispettivi Paesi – Belgio e Canada – per cercare di combattere e prevenire ogni forma di radicalizzazione violenta. Dunque è a partire dalle loro esperienze che come Intergruppo parlamentare delle donne, i diritti e le pari opportunità abbiamo dato vita a “Donne contro il Daesh”, un convegno che si è tenuto a Montecitorio organizzato dalla presidente della Camera Laura Boldrini in collaborazione con l’intergruppo.

Abbiamo ascoltato dalla voce di Saliha e Christiane, commuovendoci un po’, l’improvvisa trasformazione delle loro vite, e abbiamo dovuto prendere atto di come, in quel frangente, siano rimaste sole – con in più il marchio d’infamia di “madri di terroristi”, come è successo nel civilissimo Canada – a fare i conti con la metamorfosi dei figli, poco più o poco meno che ventenni, che hanno trasformato la loro storia di disagi personali legati, a volte, al non pieno inserimento sociale o alle loro fragilità, in adesione alle tesi, e purtroppo anche alla pratica di morte, del radicalismo di matrice islamica. Saliha ha aderito a SAVE – Society Agasinst Violent Extremism - fondandone la sezione belga, e Christiane ha dato vita a Mothers for life, due associazioni o meglio due “reti”, per dare sostegno alle donne coinvolte, mettendole insieme per uno scambio di esperienze e per l’individuazione di una serie di azioni di prevenzione e recupero, a partire dall’identificazione dei primi segnali di radicalizzazione.

Preziosa anche l’esperienza della sociologa austriaca Edit Schlaffer, che con Woman without borders si propone, fin dal 2002, di rendere le donne protagoniste del cambiamento sociale e culturale. È lei la promotrice di SAVE, impegnata nello studio di strategie di contrasto al terrorismo e del ruolo della società civile nella rete di sicurezza. Ed è stato interessante ascoltare quanto fatto dal Comune danese di Aarthus, dove si sperimenta un programma di deradicalizzazione che, come ha spiegato oggi il professor Lasse Lindekilde, ha prodotto dei risultati; si tratta di progetti in evoluzione, che devono essere calati nelle realtà locali.

L’esperienza di tutti loro sarà preziosa per chiunque voglia impegnarsi su questo tema. Noi, come parlamentari italiane, vogliamo intanto essere a fianco di queste donne coraggiose. Sono certa che radicalizzazione e violenza saranno sconfitte, e lo saranno proprio a partire dalle donne. Bisogna togliere ai terroristi il terreno di coltura, reagire alla sfida di chi vorrebbe minare alla base la normalità della nostra vita e minare, allo stesso tempo, le fondamenta della democrazia e cioè la libertà e il dialogo, con la responsabilità che questi beni preziosi comportano per ciascuno di noi.

Siamo tutti minacciati ma le donne lo sanno prima. Guardiamo le biografie dei terroristi, anche degli ultimi episodi sanguinosi non solo in Europa ma in tutto il mondo, e vediamo che i giovani sono il principale obiettivo di reclutamento; sappiamo che le donne sono sotto molti aspetti le principali vittime dell’estremismo e del terrorismo, ma sappiamo anche che c’è un lavoro silenzioso ma incessante di molte di loro contro la radicalizzazione. Ecco, noi siamo al loro fianco. E se anche in Italia, come succede altrove, ci saranno strutture e associazioni che si impegnano contro qualsiasi radicalizzazione, vuol dire che questo primo momento di confronto, che in una sede solenne come la sala della Regina della Camera ha visto molti studenti appassionarsi, vuol dire che oggi abbiamo iniziato un percorso che dobbiamo fare insieme a partire dall’Europa.

convegno daesh