Un pensiero su “Rossomando su “Giustizia: carcere” (Repubblica Torino e Torino Cronacaqui)

  1. giuseppe bonazzi

    Cara Rossomando , tI inoltro una mia proposta di pena alternativa che per alcuni reati potrebbe essere efficace. Mi piacerebbe conoscere la tua opinione, Ciao, Beppe Bonazzi
    DEI DELITTI E DELLE PENE
    Un piccolo contributo alla discussione

    Il disastroso stato delle carceri in Italia spinge anche i comuni cittadini, come chi scrive, a occuparsi del problema. Non avendo io fatto studi di legge ricorrerò soltanto alla mia cultura generale e al buon senso. Penso si possa dire che in linea di massima le pene usate per punire qualsiasi tipo di reato hanno sempre storicamente colpito tre “beni” a disposizione degli esseri umani :il corpo, la libertà e il patrimonio. Le punizioni inflitte sul corpo – dalle sofferenze più lievi fino alla pena capitale- un tempo largamente praticate , stanno sempre più diminuendo e un numero crescente di Paesi le ha del tutto bandite. Le punizioni esercitate sul patrimonio hanno ormai acquistato il carattere di sanzioni ammnistrative o di alternativa alla detenzione. La privazione coatta di libertà, ossia l’ istituzione del carcere considerata la punizione per antonomasia dei reati penali, è sempre più sottoposta a critiche: non solo è messa in dubbio la sua efficacia rieducativa , ma ormai si riconosce la sua funzione criminogena, nel senso che giovani detenuti posti a contatto prolungato con delinquenti professionali vengono addestrati e inoltrati nella carriera del crimine. Proprio questo riconoscimento porta in molti paesi a escogitare per alcuni tipi di reato sanzioni alternative al carcere come servizi sociali, arresti domiciliari, affidamenti temporanei ecc.
    Al di là della loro efficacia è difficile pensare che queste sanzioni alternative possano essere non un mero espediente per evitare il carcere ma un tipo di sanzione penale stabile e generalizzata . Occorre uno sforzo di fantasia e pensare a un nuovo tipo di sanzione paragonabile al danno esercitato su un bene fondamentale come sono stati nel corso della storia il corpo, la libertà e il patrimonio. E’ sempre avvenuto che la condanna penale provochi un danno alla reputazione sociale del condannato (tranne di norma, che nei gruppi criminali di riferimento) ma quel danno è sempre stato considerato solo come una conseguenza accessoria della condanna. La novità che io propongo è che si possa considerare il danno alla reputazione sociale come una pena a sé, indipendente e alternativa alla tradizionale pena del carcere. In altri termini, per alcuni tipi di reato il reo anziché essere condannato alla detenzione , è condannato per un dato periodo di tempo a “esibire lo stigma” della sua colpa, a rinunciare alla sua privacy.
    Come concretamente può essere applicata la pena ? Certamente non con segni fisici sugli abiti o addirittura sulla pelle: la gogna, la A sul petto dell’ adultera in Lettera Scarlatta e la stella gialla di Davide imposta dai nazisti sono precedenti troppo grevi perché qualunque misura che li ricorda non susciti ripulsa ( a parte il fatto che nella nostra società metropolitana il condannato potrebbe facilmente celare lo stigma!). Ma noi viviamo in un’ epoca elettronica in cui sempre più spesso facciamo ricorso a tessere e carte per qualunque tipo di transazione. E questi documenti contengono tutte le informazioni necessarie alla nostra identificazione. La mia proposta è che su quei documenti (in teoria ne basterebbe uno solo per tutti gli usi ) sia contenuta, per un periodo di tempo stabilito dal Tribunale, l’informazione che il suo detentore è stato condannato per un determinato reato (in particolare la pena sarebbe appropriata tutti i reati che richiedono di ingannare la buona fede di sconosciuti). In tal modo il condannato resta libero, ma tutti coloro che entrano in contatto con lui per qualsiasi transazione (dall’ acquisto di un bene alla prenotazione di un viaggio o di una stanza d’ albergo ) vengono informati sui suoi precedenti penali. La sanzione offre tre vantaggi : dissuasione a commettere il reato , allertamento delle persone che potrebbero esserne vittime, assenza o irrilevanza dei costi nell’ esecuzione della pena. All’ obiezione che il condannato può facilmente evitare transazioni elettroniche si può rispondere che ciò è vero solo se paga in contanti ma la crescente espansione del supporto elettronico in ogni genere di rapporto formale con il prossimo rende sempre più difficile una normale vita sociale senza ricorrere a quel mezzo; anzi, l’adozione di questo tipo di pena può diventare stimolo per un uso sempre più generalizzato del mezzo elettronico come normale garanzia anti-truffa. Si può infine ipotizzare che al magistrato giudicante sia data la facoltà di aggiungere la segnalazione elettronica del reato commesso come pena accessoria a pene più tradizionali.
    Giuseppe Bonazzi

    Dicembre 2013

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