“Intercettazioni? Parliamone, si può” (Anna Rossomando su Huffingtonpost del 17.2.16)

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Intercettazioni? Parliamone, si può

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Può la cultura delle garanzie essere patrimonio condiviso? Intanto, diciamo che parlare di intercettazioni si può. Si può affrontare il delicato tema dell’utilizzazione, e ancora prima quello della trascrizione delle comunicazioni irrilevanti o contenenti dati sensibili senza intaccare l’efficacia e l’importanza di questo necessario strumento di indagine. Su questo terreno il governo si è mosso da tempo, con il ministro della Giustizia Andrea Orlando, inserendo nella delega sulla riforma del processo penale le innovazioni sull’utilizzo degli ascolti.

Personalmente non credo che esista un diritto a prescindere a conoscere “le vite degli altri”; ciò che legittima l’ascolto, l’utilizzo e la pubblicazione delle comunicazioni è sempre e solo l’indagine su un fatto-reato. Occorre partire da qui per valutare cosa è pubblicabile o no.

L’iniziativa del Procuratore della Repubblica di Torino Armando Spataro (e quelle già preannunciate da altre Procure) di intervenire regolamentando e affrontando anche il punto di vista dei diritti del difensore, e in particolare quello a conoscere e valutare per l’utilizzazione processuale anche ciò che il Pm ha ritenuto irrilevante, affidando poi l’ultima decisione a un giudice terzo, è certamente un segnale positivo e un lavoro utile, che conferma e rafforza l’esigenza di un intervento legislativo.

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