PD: ROSSOMANDO A LOTTI “NON CI SIAMO PROPRIO”

PD: ROSSOMANDO A LOTTI ”NON CI SIAMO PROPRIO” ROMA (ITALPRESS) – “Avrei evitato di tornare sull’argomento di come siano state composte le liste. In ogni caso, se dopo una sconfitta elettorale che non solo per le sue dimensioni ma per tutte le sue caratteristiche meriterebbe una seria riflessione siamo di nuovo alla prova muscolare, direi che non ci siamo proprio”. Cosi’ Anna Rossomando (Pd) in risposta al ministro Luca LOTTI. (ITALPRESS). sat/com 08-Mar-18 18:50 NNNN

GIOVEDÌ 08 MARZO 2018 19.13.54

## Alta tensione nel Pd, Renzi al contrattacco in vista direzione 
Roma, 8 mar. (askanews) – Matteo Renzi sta ancora lontano da Roma, assicura di non volersi ricandidare alla guida del Pd, ma spinto all’angolo dal pressing delle minoranze passa al contrattacco. Per lui parlano i suoi. Il capogruppo Ettore Rosato, secondo cui “ha detto con chiarezza che non si ricandida alle primarie, non vuole fare il segretario”. Ma soprattutto Luca Lotti, ministro dello Sport, suo più ascoltato consigliere, quello con cui il segretario dimissionario ha avuto continui contatti dopo il voto di domenica. Lotti, dopo tre giorni in cui Renzi è stato al centro del fuoco incrociato degli oppositori interni, oggi ha affidato a Facebook una durissima replica. “Se vogliamo aprire un dibattito interno – ha scritto – facciamolo. Perché sentire pontificare di risultati elettorali persone che non hanno mai vinto un’elezione in vita propria sta diventando imbarazzante”. Lotti non fa nomi, ma che si rivolga in primo luogo ad Andrea Orlando e Dario Franceschini è piuttosto chiaro. “Ha ragione – sottolinea, non senza ironia – il ministro Orlando quando chiede un dibattito nel Pd, sul Pd. Almeno, così, avremo modo di parlare di chi ha perso nel collegio di residenza ma si è salvato col paracadute, di chi non ha proprio voluto correre e di chi invece ha vinto correndo senza paracadute. Avremo modo di parlare di come è andata in alcune regioni governate dal Pd in cui il risultato è stato inferiore alla media nazionale con i governatori che hanno fatto tante interviste ma hanno perso tutti i seggi della loro regione”. Parole per nulla gradite, naturalmente, dagli orlandiani. “Avrei evitato di tornare sull’argomento di come siano state composte le liste”, replica Anna Rossomando, riferendosi ai pochi posti riservati, a loro dire, alle minoranze. “In ogni caso – aggiunge – se dopo una sconfitta elettorale che non solo per le sue dimensioni ma per tutte le sue caratteristiche meriterebbe una seria riflessione siamo di nuovo alla prova muscolare, direi che non ci siamo proprio”. In questo clima si avvicina la direzione di lunedì prossimo, dove Renzi potrebbe non esserci. Il vice segretario Maurizio Martina, che terrà la relazione, potrebbe essere indicato come il “reggente” per la fase di transizione, ma su questo ancora non c’è un accordo. Di sicuro in direzione sarà letta la lettera di dimissioni del segretario e avviato il percorso per il rinnovo della leadership, che prevede la convocazione dell’assemblea entro un mese. Lo statuto prevede, per la scelta del nuovo segretario, il congresso con le primarie, ma anche la possibilità dell’assemblea di eleggerlo direttamente. Un’ipotesi, quest’ultima, gradita a Renzi (che dovrebbe conservare ancora la maggioranza del parlamentino) ma che potrebbe anche trovare il favore di altre componenti, vista la fase di caos che regna nel partito. La scelta, però, terrà conto anche del contesto politico, a partire dalla formazione di un governo. Intanto sulla crisi del partito (a cui dopo Carlo Calenda si iscrive anche il fotografo Oliviero Toscani) intervengono alcuni ‘padri nobili’, a cominciare da Romano Prodi. “Io alla vigilia ero il più pessimista, ne avevo parlato con tutti. Purtroppo i dati hanno dimostrato che sono stato comunque infinitamente più ottimista del dovuto”, ha detto in un colloquio con Repubblica. Però, secondo il Prof, il Pd non è finito. “Non c’è nulla di irrimediabile in politica, c’è sempre un futuro. Non tutto è irrimediabilmente compromesso”, assicura. Anche per Giorgio Napolitano la crisi del Pd era “un evento annunciato. Tutto faceva prevedere questo, un destino quasi compiuto”. Red-Pol 20180308T191345Z

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