Camera dei Deputati: intervento su “Legittimo impedimento”
Seduta n. 272 di lunedì 25 gennaio 2010 \ Resoconto stenografico
Discussione del testo unificato delle proposte di legge: Consolo; Biancofiore e Bertolini; La Loggia; Costa e Brigandì; Vietti; Palomba; Paniz: Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza (A.C. 889-2964-2982-3005-3013-3028-3029-A).
(Discussione sulle linee generali – A.C. 889-A ed abbinate)
Intervento On. Anna Rossomando
ANNA ROSSOMANDO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo e onorevoli colleghi, ancora una volta, ad un anno ed otto mesi dall’inizio della legislatura, siamo impegnati a discutere di necessità contingenti riferite a singoli casi giudiziari e non a discutere della necessità dell’intero sistema giustizia. Oggi qui alla Camera discutiamo di legittimo impedimento, ieri al Senato è stata approvata la norma sul cosiddetto processo breve. Non è casuale che questioni che dichiaratamente sono di natura squisitamente politica, così come è stato illustrato dai colleghi esponenti della maggioranza, si affrontano e si risolvono, o meglio si aggirano, intervenendo in entrambi i casi su due istituti di natura squisitamente processuale.
Infatti, come è stato detto, la disciplina del legittimo impedimento già esiste e già da sola assume ed affronta anche le questioni che eventualmente possano riguardare rappresentanti del Governo o parlamentari. Vi è una cospicua giurisprudenza che ha preso in esame il contemperamento tra l’esigenza giurisdizionale e l’esercizio delle funzioni parlamentari o di Governo.
Ma l’espressione usata – su cui qualcuno ha anche ironizzato – nel testo del provvedimento fa riferimento al fatto che si vuole assicurare non la funzione di Governo o il mandato parlamentare, ma il sereno svolgimento della funzione. Qui sta già tutto il nodo della faccenda, perché evidentemente già da questo vocabolo si evince il fatto che si vuole introdurre una prerogativa. Non è una questione di forma, ma è una questione di sostanza e di merito assolutamente ineludibile. Infatti, si usa uno strumento processuale che è finalizzato a consentire l’esercizio pieno del diritto di difesa ed in relazione a questo si vuole garantire che l’imputato possa partecipare al processo, non che possa sottrarsi al processo e pretenderne la sospensione per non esserne turbato nelle funzioni di Governo o nelle funzioni parlamentari. Questo non è indifferente. Infatti io non mi aspettavo che la maggioranza così apertamente avrebbe denunciato qual è il fine, che non si capisce quale sia o meglio si capisce fin troppo bene, perché si percorre questa strada della norma ordinaria, piegando uno strumento processuale finalizzato ad altro ad un’esigenza che ci propagandate e ci proponete come un’esigenza di natura politica, ma che invece è un’esigenza di una singola persona. Qui è il nodo.
Ma quand’anche volessimo stare sull’esigenza politica, tema rispetto al quale non voglio sottrarmi, voi dovete avere il coraggio di affrontare un percorso per il quale voi rispondete al Paese, di volere reintrodurre una prerogativa su cui il Paese si è espresso ed è fortemente contrario. Questo è il punto. Dovete avere il coraggio di affrontare questo tema e dovete avere il coraggio di chiarire cosa intendete per rapporto non fra la politica e la magistratura, ma tra politica e controllo di legalità.
Abbiamo la possibilità di stabilire che la politica non può sottrarsi al controllo di legalità? Questo è un presupposto per noi irrinunciabile. È inutile che parliamo di dialogo: così come le presentate voi, queste norme mettono in dubbio tale principio assolutamente irrinunciabile. Ecco perché poi le questioni tecniche sono nel senso che non si può prescindere dalla valutazione in concreto; la transitorietà non supera l’argomento che si vuole introdurre una prerogativa con una legge ordinaria; ecco perché non vi interessa assolutamente – infatti non avete accettato – la proposta che, nel nome del patto di lealtà tra giudicante ed imputato, venga stabilito un calendario in comune.
Colleghi della maggioranza, quello che non può essere accettato è che parlate di riforme ogni volta che si presenta una scadenza giudiziaria riferita ad un singolo processo, in modo punitivo. Parlate di questioni che riguardano il Consiglio superiore della magistratura o l’obbligatorietà dell’azione penale, minacciosamente, ad ogni scadenza giudiziaria. Non ci sottraiamo assolutamente a discutere di ciò, ma non può essere una ritorsione o un regolamento di conti.
Tutto questo, ovviamente, non ha nulla a che fare con le riforme necessarie per far funzionare la giustizia, evocate anche dal collega Rao, al quale vorrei dire che il processo breve non è stato assolutamente accantonato e che, quindi, la condizione che avevano posto, per il momento, non si è realizzata.
Cari colleghi della maggioranza, le riforme sono una cosa seria e – attenzione – una riforma seria fa passare alla storia una legislatura. Voi non state seguendo questa strada, perché costringete noi che discutiamo in Parlamento e il Paese che aspetta provvedimenti concreti all’inseguimento di una cronaca giudiziaria, di una sequenza di processi che riguardano un singolo caso.
Vorrei ancora dire – e concludo – che siamo sconcertati: a quasi due anni di legislatura, non sappiamo, e non capiamo, se il creare continuamente un conflitto (che si sa, dall’inizio, che esiste) tra il Parlamento, nel momento in cui legifera, e la Corte costituzionale, sia frutto di irresponsabilità, o se, a questo punto, sia voluto. Vi state assumendo una gravissima responsabilità, creando un conflitto continuo tra poteri e organi di controllo, che fanno sì che una Repubblica possa dirsi democratica e liberale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Per vedere il video dell’intervento clicca qui: http://video.camera.it/playlist/asxBuild.asp?params=216153&pl=no




Commenti recenti