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“Legittimo Impedimento” oggi alla Camera

IMPEDIMENTO A COMPARIRE IN UDIENZA: RESPINTE LE PREGIUDIZIALI DI COSTITUZIONALITA’

L’Assemblea, dopo aver respinto la questione pregiudiziale Franceschini ed altri riferita al testo unificato delle proposte di legge concernenti Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza (C889 ed abb.), ha ripreso l’esame e il voto del provvedimento.

Discussione del testo unificato delle proposte di legge: Consolo; Biancofiore e Bertolini; La Loggia; Costa e Brigandì; Vietti; Palomba; Paniz: Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza (A.C. 889-2964-2982-3005-3013-3028-3029-A)

Intervento a titolo personale

 

Link diretto al video ANNA ROSSOMANDO. Signor Presidente, intervengo a titolo personale. Colleghi della maggioranza, a proposito di giustizialismo e di cultura liberale, qui si discute della possibilità del giudice di valutare in concreto.
Vorrei ricordare a noi che la prima conquista è stata quella di sottrarre alla soggezione del monarca assoluto, del principe, la decisione del giudice, con la prova legale. Ma la seconda grande conquista, con la rivoluzione francese e con Voltaire, è stata il superamento della prova legale. È una conquista della cultura delle garanzie, che è basata su tre principi: libero convincimento del giudice, formazione della prova davanti al giudice (diremmo oggi al dibattimento) e giuria popolare.
Dunque, vi chiedo, soprattutto colleghi della maggioranza che fate parte dell’avvocatura: quando vi siete separati da questa cultura liberale, alla quale tutti ci onoriamo di appartenere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)?

Intervento ed illustrazione dell’emendamento 1.180: al comma 2, sopprimere le parole: , delle attività preparatorie e consequenziali, nonché di ogni attività comunque connessa alle funzioni di governo.

 

Link diretto al video ANNA ROSSOMANDO. Signor Presidente, la soppressione che chiediamo con questo emendamento riguarda l’ennesima parte che elenca una serie di attribuzioni. L’elencazione è così generale ed elevata che di fatto, come abbiamo detto più volte, introduce una forma di prerogativa e di immunità. Vorrei spendere qualche parola su questo argomento su cui stiamo discutendo da alcune ore, cioè l’uso della legge ordinaria o di quella costituzionale. Non è un problema di forma o di eleganza, è un problema di vera sostanza. Ribadiamo ancora una volta: voi continuate ad usare delle leggi processuali, uno strumento processuale che è finalizzato ad altri fini volendo proteggere altri beni, per introdurre neanche un’immunità ma delle forme di vero e proprio privilegio.
Diciamo una volta per tutte che il legittimo impedimento, che già esiste ed è già disciplinato, tutela innanzitutto il diritto di difesa, cioè il diritto ad essere presenti nel processo, non a non essere presenti nel processo! Anche in questo senso la questione del sereno svolgimento affrontato dalla Corte costituzionale sta in questo principio e sulla questione dell’esercizio della giurisdizione, e non sulla questione del potere di un singolo magistrato.
Quindi, se il problema non è solo di forma, ma di sostanza, vorremmo sapere, tra diciotto mesi o chissà quando, se comunque vorrete affrontare – e, in caso negativo, vorremmo conoscerne il motivo – anche in termini costituzionali, davanti a tutti i cittadini, le questioni di fondo, che non sono lo scontro tra magistratura e politica, bensì il controllo di legalità, la questione dell’impunità, quella della tutela del principio di uguaglianza: è questo che non avete il coraggio di affrontare in un dibattito pubblico, e perciò si tratta di privilegi. Avete coniato l’espressione di primus super pares, invece di primus inter pares; questo ci differenzia perché per voi il voto vuol dire populismo e potere di singoli sui molti, per noi il voto legittima la democrazia, la libertà e la legalità.
In ultimo, vorrei dire agli amici dell’UdC che la posizione da essi assunta non l’ho presa tanto come una giustificazione di carattere politico, inizialmente mi è sembrata una provocazione nei confronti non dell’opposizione, ma della maggioranza. Ritengo che sia un giorno triste quello in cui ai cittadini si prospetta di acconsentire ad un male minore facendo passare un vero e proprio privilegio (neanche una prerogativa). È un’Italia rassegnata quella che cercheremmo di costruire se approvassimo una norma di siffatta.
Infine, vorrei osservare che il male minore è cosa ancora peggiore di un concetto quanto mai pericoloso che è quello della ragione di Stato. Quando si parla di ragion di Stato, che, lo ribadisco, è un concetto ancora molto pericoloso, perlomeno sui singoli si fa prevalere l’interesse della collettività; in questo caso, invece, sull’interesse della collettività si fa prevalere l’interesse del singolo collegato a singoli processi e a singole scadenze processuali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

 

Link diretto al video ANNA ROSSOMANDO. Signor Presidente, quale cultura delle garanzie e quale libertà (mi suggerisce anche l’intervento del collega Giovanelli di poc’anzi)? Non è un caso che questa norma intenda tutelare il Governo e i Ministri e quindi l’Esecutivo: non ha niente a che vedere con quelle tutele, previste nella Costituzione all’indomani del dopoguerra, che intendevano tutelare la libertà dei parlamentari quando scendevano in piazza al fianco dei braccianti e degli operai, proteggendone la libertà contro lo strapotere dell’Esecutivo, al quale era stata sottoposta anche la magistratura.
Qual è la cultura a cui facciamo riferimento? È la cultura di un celebre processo, quello a Danilo Dolci, quando fece lo «sciopero alla rovescia» nelle strade di Partinico per essere a fianco degli oppressi, per pulire e mettere in ordine quelle strade e fu processato per questo. Tutta la migliore cultura democratica e giuridica…

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